DOTT. AMEDEO GIORGETTI

Più grassi e più magre

Si cresce, è un dato generale, facilmente riscontrabile anche nella vita quotidiana: per esempio quando si sente dire nei negozi di calzature che ormai la misura centrale, per le ragazze, è la 40. Anche le valutazioni statistiche condotte sulla popolazione segnalano questa tendenza, ma segnalano anche conseguenze meno piacevoli. Per esempio che è in aumento l’indice di massa corporeo medio, il che significa un aumento del soprappeso, al di là degli eventuali aumenti anche della statura media. Sono tante le indagini che confermano questa tendenza, compresa una, piuttosto recente, condotta in Norvegia. In questa occasione sono stati confrontati i dati raccolti su 8378 adolescenti dal Servizio nazionale di screening, nel periodo 1966-69, con quelli raccolti, in una popolazione di oltre 6700 giovani (14-18 anni), nel periodo 1995-97 nella stessa area geografica. Il risultato più evidente è che, in effetti, l’aumento di peso c’è stato e significativo in entrambi i sessi e a tutte le età. Ma qui si parla della media, perché se si cerca di dettagliare si nota che in realtà aumenta l’indice di massa corporea nella parte del campione, i percentili superiori, che hanno valori più elevati. In pratica, essere sovrappeso nel 1966 non è la stessa cosa che esserlo un trentina di anni dopo.

Non solo: chi rientra invece nei percentili più bassi, quelli della magrezza, insomma, presenta valori di BMI inferiori a quelli degli anni sessanta. Infine c’è da considerare che tra le donne, nella fascia dai 14 ai 17 anni, non si è registrato un aumento dell’indice di massa corporea. In definitiva, ci sono più sovrappeso, ma sono soprattutto i maschi, mentre chi è mingherlino, e si tratta soprattutto di ragazze, tende a esserlo in modo più marcato. Una conferma in Italia non ci sono dati analoghi, ma l’indagine multiscopo anno 2007 dell’ISTAT ne presenta altri che sono compatibili con questo quadro. Per cominciare, l’Italia si attesta ai più bassi livelli di prevalenza dell’obesità negli adulti (cioè 15 anni e oltre): il 9%, valore superato soltanto dell’8% della Svizzera e, appunto; della Norvegia. L’obesità però è in crescita: sono circa 4 milioni e 700 mila le persone adulte obese in Italia, con un incremento percentuale di circa il 9% rispetto a cinque anni fa. Così come riscontrato dallo studio norvegese, l’incremento dell’obesità è dovuto soprattutto all’aumento nella popolazione maschile, in particolare nei giovani adulti di 25-44 anni e tra gli anziani. In particolare tra gli uomini di 25-44, l’obesità aumenta tra i diplomati e le persone con licenza media di 25-44 anni e tra gli anziani che hanno conseguito la licenza media. L’obesità vera e propria vede una predominanza maschile, ma il divario aumenta ulteriormente se si guarda al soprappeso: il 42,5% degli uomini e il 26,6% delle donne.
Un altro dato che concorda con quello norvegese, la quota di donne sottopeso (5,8% contro 0,9%), e questo è vero in tutte le fasce di età. Merita rilievo il dato riscontrato tra le ragazze di 18-24 anni con la quota di sottopeso più alta pari al 16,3%, contro il 3,3% nei ragazzi.
Anche gli indicatori più generali, quindi, sembrano confermare che un certo tipo di controllo del peso, che può anche divenire patologico, sembra una prerogativa femminile.
 
Maurizio Imperiali
Fonti
Bjornelv S et al.Changes in BMI-distribution from 1966-69 to 1995-97 in adolescents: The Young-HUNT Study, Norway. BMC Public Health 2007, 7:279doi:10.1186/1471-2458-7-279 Istituto Nazionale di Statistica. Condizioni di salute, fattori di rischio e ricorso ai servizi sanitari anno 2005.
Roma 2 marzo 2007