DOTT. AMEDEO GIORGETTI

Nessuna dieta è perfetta

Quali sono le diete che funzionano? All’annosa questione non si è ancora trovata una risposta, se non la diffusa convinzione che perdere peso è complicato e che molte strategie dietetiche non sono adeguate. Ognuno, infatti, tira acqua al suo mulino sostenendo i vantaggi di una dieta rispetto all’altra, ma nella pratica non esiste quella perfetta. In più ci sono aspetti di sicurezza da non sottovalutare. Del resto l’obesità è universalmente riconosciuta come un’emergenza sanitaria e urgono riscontri sia per il paziente sia per il medico su benefici, rischi, efficacia e sostenibilità delle diete più popolari. Alla lunga lista di studi sull’argomento, se ne è, perciò, aggiunto uno appena pubblicato dal New England Journal of Medicine, nel quale sono state messe a confronto tre tra la diete più diffuse. Uno studio durato due anni contro la relativa brevità che hanno generalmente questo genere di ricerche. I risultati? Nessuna è perfetta.

Quello che si sa
Le tre diete in questione, come illustra la rivista statunitense, sono quella a basso tenore di carboidrati (meglio nota come Atkins), la mediterranea (ad alto contenuto di carboidrati) e quella a basso tenore di grassi. Già erano stati effettuati studi sulle singole diete. Quella a basso tenore di carboidrati, per esempio, era appena stata dichiarata, da una metanalisi di cinque trial, un’ottima alternativa a quella a basso contenuto di grassi sia per la perdita di peso che per i favorevoli effetti metabolici. Ma gli studi a lungo termine latitano. La dieta mediterranea, dal canto suo, con una moderata quantità di grassi e un’alta quantità di grassi monoinsaturi garantisce benefici cardiovascolari. E secondo una recente review garantisce anche una discreta perdita di peso. Ma anche in questo caso mancano le conferme. I problemi di questi trial sono sempre i soliti: alta percentuale di logoramento, scarsa durata, scarse dimensioni, ridotta aderenza. Lo studio clinico Dietary Intervention Randomized Controlled Trial (DIRECT), i cui risultati sono stati pubblicati sull’ultimo numero del New England, cerca di ovviare a queste lacune.

Funzionano ma...
Allo studio hanno partecipato 322 volontari, 277 uomini e 45 donne, suddivisi in tre gruppi corrispondenti ai tre tipi di dieta. Il trial è stato condotto presso il Nuclear Research Center di Dimona in Israele, località piuttosto isolata, con un suo dipartimento medico. Il trial è consistito di incontri periodici e di chiamate telefoniche con i dietologi, di consigli nutrizionali anche per i coniugi e di una riorganizzazione del cibo servito presso la caffetteria del dipartimento medico. Trattandosi di una località piccola, infatti, il principale pasto della giornata, il pranzo, veniva consumato presso il centro di ricerca, dove i cibi sono stati organizzati con dei colori per identificare le rispettive diete. L’aderenza alla dieta è stata piuttosto alta, oltre l’80% in ciascun gruppo, e tutti i volontari sono, nel complesso, riusciti a dimagrire ma in maniera complessivamente modesta, osservano i ricercatori. Il risultato migliora parzialmente se valutato in base ad altri marker. Nel dettaglio la dieta mediterranea abbatterebbe la concentrazione di LDL (il colesterolo cattivo) e la dieta a basso tenore di carboidrati aumenterebbe i valori di HDL (il colesterolo buono). Ed entrambe terrebbero sotto controllo la glicemia. Differenze nel complesso sottili, legate anche al sesso di appartenenza. Si tratta, concludono, di ritagliare la dieta su misura del paziente, senza esasperare i risultati di perdita di peso. Anche altri parametri contano.


Fonti
Shai I et al.
Weight Loss with a Low-Carbohydrate, Mediterranean, or Low-Fat Diet N Engl J Med 2008; 359:229-241